Ritratto femminile Palazzo Massimo
Quasi come in una delle gallerie di famiglia che, nelle case dei Romani, accostavano gli antenati ai membri più giovani, perpetuando la memoria e le virtù familiari, molte sale di Palazzo Massimo sono dedicate ai volti di uomini e donne, spesso senza nome, che affidarono al marmo il ricordo di sé. Nell’accostamento di questi volti si incontrano i diversi modi di concepire il ritratto, da quello di matrice greca, fortemente idealizzato, a quello romano, realistico al punto da farne risalire le origini alle maschere funerarie di cera che si usava realizzare sui volti dei defunti.
Travertino e marmo sono i materiali cui era affidata la memoria di uomini e donne che componevano la società romana.
Lo sguardo in lontananza, la bocca socchiusa, il volto di tre quarti e un’espressione ispirata:
così si fecero ritrarre molti membri dell’aristocrazia romana, rifacendosi ai modelli greci.
Uomini maturi dalla folta barba e dall’espressione severa: questa era l’immagine del filosofo diffusa nel mondo antico.
La nascita dell’Impero dà vita a una nuova corrente ritrattistica, quella degli imperatori:
la necessità di un’immagine ufficiale, e della sua celebrazione, si accosta a quella realistica e privata.
Statua di Augusto Pontefice Massimo Palazzo Massimo
Ritratto di Germanico Palazzo Massimo
Ritratto di Agrippina Minore Palazzo Massimo
Ritratto miniaturistico di Caligola Palazzo Massimo
Ritratto di Vespasiano Palazzo Massimo
Ritratto di Antinoo Palazzo Massimo
Busto con ritratto di Adriano Palazzo Massimo
Statu ritratto di Antonino Pio Palazzo Massimo
Ritratto di Lucio Vero Palazzo Massimo
Busto di Commodo Palazzo Massimo
Ritratto di Marco Aurelio Palazzo Massimo
Ritratto di Caracalla Palazzo Massimo
Busto di Settimio Severo Palazzo Massimo
Busto di Geta Palazzo Massimo
Ritratto di Gordiano III Palazzo Massimo
Ritratto di Giulia Domna Palazzo Massimo